disturbo di Panico

Giovanna si sveglia nel mezzo della notte respirando a stento, con palpitazioni e sudando copiosamente. Quando si sveglia si misura i battiti cardiaci: 120. Il primo pensiero che le attraversa la mente è che sta per morire. Gli attacchi sono di almeno 3 a settimana, da mesi. Giovanna si sente stanca per tutto il giorno dopo. Giovanna,  dall’età di 19 anni, soffre anche di panico diurno che si presenta ad intervalli irregolari. Si è sempre sentita particolarmente ansiosa e preoccupata prima di particolari situazioni che includevano il viaggiare in macchina (soprattutto nel traffico), essere chiusa in ascensore e prendere l’aereo o mezzi pubblici, in particolare la metropolitana divenuta col tempo qualcosa che Giovanna si ingegna ad evitare. Il timore cosciente è sempre di essere assalita da un attacco di panico. Nel corso del tempo Giovanna ha cominciato a farsi accompagnare, da famigliari o amici, in tutte quelle occasioni che le creavano ansia. Giovanna, pur dirigendo con abilità una catena di lavanderie, si è sentita costretta a rinunciare ad alcuni grossi appalti; nel caso avesse accettato, dice, si sarebbe esposta troppo al giudizio degli altri e di conseguenza avrebbe fallito…

L’attacco di panico consiste in un aumento repentino dell’ansia e della paura in un breve lasso di tempo e con un picco massimo di circa 10 minuti.

La sintomatologia più frequente è:

 

  • tremori alle braccia e/o alle gambe;
  • oppressione o fastidio al petto;
  • sudorazione;
  • sensazione di soffocamento;
  • sensazioni di sbandamento, instabilità e svenimento;
  • paura di morire;
  • sensazioni di torpore o di formicolio;
  • paura di impazzire o di perdere il controllo;
  • nausea;
  • sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall’ambiente;
  • paura di stare sempre peggio e di non riuscire a riprendersi;

Il disturbo di Panico è una patologia diffusa e fortemente invalidante.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che a soffrirne sia tra il 2% e il 3% della popolazione mondiale. Maggiormente colpito è il genere femminile. Si stima che in Italia oltre un milione di pazienti sia affetto dal disturbo e più del triplo abbia avuto attacchi isolati non invalidanti, ma sufficientemente gravi da causare un forte disagio. Il decorso può essere cronico (in prevalenza) con attacchi continuativi o saltuario; si alternano periodi in cui il disturbo si presenta ed altri in cui è assente.

Spesso la persona che soffre di tale disturbo mette in atto una serie di comportamenti protettivi, per gestire la paura di attacchi, quali portare con sé farmaci per l’ansia, allontanarsi da casa solo accompagnati da persone di fiducia, evitare tutte le situazioni o luoghi considerati fonte di ansia.

Ricorrere ad evitamenti, tuttavia, se da un lato allevia la persona dal penoso contatto con l’esperienza dell’ansia e della paura, dall’altro genera problemi altrettanto gravosi.

  • rimanda e conferma al soggetto la propria percezione di invalidità e fragilità: ” se evito di andare in metropolitana significa che non sono normale, che sono malato!”
  • le situazioni evitate spesso, con il tempo, si allargano a macchia d’olio; eviterò anche situazioni similari ed affini alla situazione che mi ha creato ansia
  • evitare determinate situazioni ritenute rischiose per l’attacco di panico compromette la qualità della vita dei soggetti e la loro autonomia personale.
 
le storie cliniche sono accadute realmente tuttavia, per preservare l'anonimato delle persone, alcune informazioni sono state modificate.

 

immagine di Fernando Torres